Storia

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Anche se il negozio è stato aperto solo nel 1980, la famiglia Onerati ha a che fare con la vita musicale fiorentina fin dall’inizio del XX secolo. Infatti, fin da subito dopo la fine della prima guerra mondiale, Angiolo Onerati si esibiva al mandolino e al banjo nei complessi popolari dell’epoca, che cominciavano ad orecchiare le novità di oltreoceano. Poiché l’attività di suonatore dava “molto onor e poco contante”, i cinque figli di Angiolo furono messi a lavorare in tenera età. E così il più piccolo, Romano, all’età di undici anni, in pieno tempo di guerra, si ritrovò a lavorare per Saporetti & Cappelli, che all’epoca aveva uno dei più grandi laboratori di riparazione di strumenti da banda d’Italia. Era una Firenze molto diversa, e il mondo dei costruttori di strumenti aveva ancora una connotazione strettamente regionale: solo nel laboratorio della ditta Saporetti & Cappelli c’erano undici operai, e molti altri costruttori erano attivi a Firenze; tra questi, si possono ricordare Gerini, Pupeschi, Squaglia, Procacci.

Romano crebbe così in un ambiente di artigiani e ben presto si distinse prima nell’ambito della sua ditta e poi nel mondo dei suonatori fiorentini e non solo: tra i clienstoria2ti che amava ricordare c’erano anche Chet Baker e Dario Fo. Con la mutazione dell’Italia del boom economico, la Firenze degli artigiani si andò man mano estinguendo, e anche Romano, una volta morto Alberto Saporetti, col quale aveva avuto un rapporto quasi filiale, cominciò a pensare di mettersi per conto suo, tanto più che nel laboratorio che una volta era stato così importante erano rimasti solo lui, il suo maestro, Giuseppe Pagnini, e un paio di ragazzi. E così, quando i figli Cristiano e Alessandro divennero maggiorenni, Romano prese la decisione di staccarsi dalla Ditta dove aveva lavorato per trentacinque anni, e di ricominciare daccapo. Poiché godeva di una solida reputazione come tecnico, decise di far valere la competenza, e quindi di specializzarsi; all’epoca, non c’erano negozi che si occupassero esclusivamente di strumenti a fiato e questa impostazione, del tutto nuova per il mercato italiano, fu all’inizio accolta con scetticismo.

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